Brevi cenni storici di Rende e dei suoi monumenti più importanti. Ricordiamo che nella sezione chiese troverete foto e dettagli storici di ogni edificio.

 

 

Fonte: Rendecentrostorico.it e    https://www.turiscalabria.it/ 

 

 

 

 

Rende è un centro dell’area urbana cosentina nel cui territorio comunale è ubicata l’Unical, il più grande campus universitario italiano e una delle migliori università d’Italia tra i grandi atenei. Nel 2016 ha ottenuto infatti il terzo posto nella classifica stilata dal Censis e si è collocata nella 212 posizione nella classifica internazionale elaborata dall’Università di Leiden. Gli antichi Enotrii, provenienti dalla piana di Sant’Eufemia e da Clampetia, fondarono nei pressi del fiume da essi denominato Acheronte, la primitiva Acheruntia e successivamente Pandosia. La zona era però inadatta alla difesa durante le guerre che in quel periodo si susseguivano numerose, per cui alcuni Acheruntini abbandonarono quei luoghi per rifugiarsi in un posto più difendibile, l’odierna frazione di Nogiano. Questo nuovo insediamento, che risale al 520 a.C., fu denominato Aruntia, “le case dei forti”, e successivamente Arintha. Le sorti della città seguirono quelle della vicina Cosentia.

Durante la dominazione Romana, Arintha fu ‘Municipio’, ma quando Spartaco con la sua armata passò per la valle del Crati, molti acheruntini lo seguirono, fino a trovare la morte. Con l’arrivo dei barbari nei pressi di Cosentia, anche gli acheruntini opposero una strenua resistenza, ma nonostante il loro sforzo tutti i territori di Arintha caddero nelle mani dei barbari nel 547. Nei secoli successivi, cosi come per molti comuni calabresi, anche Arintha subì le dominazioni Bizantino e Musulmana, quest’ultima contrastata dai Rendesi che nel 721 presero parte alla lotta per la liberazione del territorio di Napoli. La reazione Saracena fu durissima e le città di Arintha, Bisignano, Montalto e Cosenza subirono le ritorsioni dei Musulmani, ma nel 921 un’importante battaglia fu vinta e si liberò la valle del Crati dall’oppressione Musulmana. I Saraceni ritornarono più numerosi di prima e costrinsero i ribelli a rifugiarsi in Sila; poterono tornare nelle loro terre solo con l’avvento dei Normanni, nel 1059. Arintha passò sotto il diretto controllo dei Normanni, in particolare di Roberto il Guiscardo, che impose alla Città, il pagamento di tributi e la presenza di un “Signore”, il vescovo-conte di Cosenza. Nel 1091 tutto il circondario del cosentino si ribellò per le tasse troppo elevate. Ruggero Borsa, figlio di Roberto il Guiscardo ed erede designato, subentrato al padre nella gestione del territorio, chiese l’intervento di Ruggero I, suo zio, e di Boemondo, suo fratellastro maggiore, che repressero la ribellione con la forza. Per il suo intervento Boemondo ottenne il controllo della contea di Cosenza e decise di realizzare un Castello sull’attuale solitario colle, tra i torrenti Surdo ed Emoli, da cui si domina buona parte della valle del Crati. Rende ed il suo castello diventano la base di Boemondo, prima che questi partisse per la Crociata nel 1096.

Il terremoto del 1184 provocò gravi danni, danneggiando il castello e alcune chiese, Rende conobbe un periodo di recessione. Dal 1189 si assistette nel regno di Sicilia ad una lotta per la successione a Guglielmo II il buono, ma solo nel 1194 fu posta la parola fine con la discesa nel regno di Sicilia di Enrico VI, marito di Costanza d’Altavilla ed erede designata dallo stesso Guglielmo. Passando in queste terre Enrico VI pretese il pagamento di ingenti tributi che la gente di Rende non avrebbe mai potuto onorare. In difesa di questi intervenne il Beato Gioacchino da Fiore, confessore di Costanza. Infatti egli conosceva bene i rendesi, passò quasi un anno tra le montagne di Rende prima di diventare Abate di Corazzo. Dopo la morte di Enrico VI avvenuta poco dopo, Rende visse un periodo florido, grazie anche alla protezione di Costanza. Nel periodo svevo, Federico II confermò l’appartenenza delle terre di Rende all’arcivescovo di Cosenza. Quando il Re venne a Cosenza per l’inaugurazione del Duomo nel 1222 i cittadini di Rende erano presenti con il loro gonfalone che raffigurava le tre torri del castello su uno sfondo bianco e rosso, i colori del blasone di Boemondo. Dopo la morte di Federico, si assistette alla disputa sulla sua successione, conclusasi nel 1266 con la battaglia di Benevento che vide la vittoria di Carlo d’Angiò contro Manfredi; nell’atrio del castello è tuttora visibile un’incisione dell’epoca che ricorda la presenza di mille rendesi schierati contro Manfredi. Nel 1437 Rende, come tutta la Calabria, passò sotto il dominio aragonese e fu data in feudo alla Famiglia Adorno di Genova nel 1442. Nel marzo del 1460 il re Ferrante d’Aragona investì della contea di Rende (con Domanico, Mendicino, Carolei e San Fili) il nobile calabrese di origine normanna Luca Sanseverino, il quale di lì a poco diverrà anche principe di Bisignano. Con l’avvento di Carlo V nel 1528, la contea di Rende venne concessa a don Pedro Gonzales d’Alarcon de Mendoza, marchese della Valle Siciliana e governatore di Cosenza. Nel 1535 don Pedro d’Alarçon guidò i rendesi, imbarcatisi a Napoli con il re Carlo V, nella battaglia di Tunisi contro i Mori. Nel frattempo i Sanseverino non avevano affatto rinunciato al controllo della contea di Rende, perché nel 1543 diedero in moglie a Ferdinando d’Alarcon – figlio di don Pedro – la primogenita di Pietro Antonio Sanseverino principe di Bisignano, Eleonora (Dianora). Una delle clausole matrimoniali prevedeva che Eleonora Sanseverino divenisse la titolare dell’amministrazione della contea di Rende. In seguito la contea fu elevata al rango di marchesato. Il dominio su Rende degli Alarçon de Mendoza durò fino al 1806, anno in cui il governo napoleonico decise l’eversione della feudalità. Nel 1794 anche a Rende presero corpo le idee della Rivoluzione francese. I soprusi, le tasse e le ingiustizie aumentarono l’odio verso il dominio borbonico. Portavoce di questo malumore fu Domenico Vanni che ricevette Gioacchino Murat, Maresciallo dell’Impero con Napoleone, quando questi passò da Cosenza.

Nel 1817 il Castello fu venduto alla famiglia Magdalone, proprietaria anche di numerosi terreni del Marchesato. Durante il risorgimento, anche i rendesi si stancarono di francesi e borbonici e molti di loro diventarono carbonari partecipando ai moti del 1820-21 e del 1831. Nel 1860 l’entusiasmo per lo sbarco dei mille a Marsala contagiò anche i rendesi che diedero vita al “Comitato centrale della calabria” per dare appoggio logistico e militare, nonché rifornimenti, a Garibaldi che con le sue truppe si accampò in località Marchesino. Il 24 agosto del 1860 Rende insorse contro i Borboni e acclamò Vittorio Emanuele II, re d’Italia. Nei primi anni sessanta, grazie allo sviluppo economico che influenzò anche il sud, da paesino prettamente rurale, Rende si trasformò in una nuova realtà e nuovi insediamenti urbani nacquero nella zona valliva. Fu possibile controllare questo sviluppo grazie all’adozione di un piano regolatore nel 1962 che impedì un uso indiscriminato del territorio e nel contempo permise la realizzazione di numerose aree verdi.

 

 

La nascita dell’Università della Calabria su questo territorio rappresentò un ulteriore punto di forza e di sviluppo del territorio. Dapprima composto da una struttura polifunzionale concentrica, con l’ultimazione del progetto Gregotti, si realizzò un lungo pontile con ai lati strutture di cemento armato (detti anche “Cubi”) che si allacciano alla struttura cambiando in altezza a seconda dei mutamenti della superficie, in questi edifici si trovano i dipartimenti dell’Università.

Oggi uno dei principali centri culturali di Rende e dell’intera area urbana cosentina è rappresentato dall’Università della Calabria, la maggiore delle università calabresi e una delle migliori tra le università italiane di medie dimensioni, che vanta attualmente il più grande campus universitario in Italia, adiacente alla struttura universitaria. Essa conta circa 40.000 studenti, provenienti prevalentemente dalla Calabria e da altre regioni meridionali e in percentuale minore anche dall’estero. L’università ha 6 facoltà: Economia, Farmacia, Ingegneria, Lettere e Filosofia, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali e Scienze Politiche. Negli anni ottanta e novanta, le amministrazioni comunali cambiarono il volto della zona a valle con la realizzazione di piazze, parchi, musei e chiese, trasformandola di fatto in una città moderna. La nuova variante adottata dal comune nel 2003, nacque con la necessità di orientare lo sviluppo complessivo della città verso obiettivi di qualità, ristabilendo un equilibrio ecologico fra le aree edificate all’interno della città: furono realizzati il ring con la nuova cattedrale di San Carlo Borromeo, il Museo del Presente con il Belvedere delle arti e delle scienze, le scale mobili per raggiungere il Centro storico, il nuovo istituto tecnico commerciale, il complesso parrocchiale di Linze. Furono inoltre recuperati i più importanti corsi d’acqua con la creazione di parchi fluviali al centro della città e restaurate quasi tutte le chiese di rilevanza storica, riqualificando interi quartieri come Roges “vecchia” e Quattromiglia.

La nuova variante adottata dal comune nel 2003, nacque con la necessità di orientare lo sviluppo complessivo della città verso obiettivi di qualità, ristabilendo un equilibrio ecologico fra le aree edificate all’interno della città: furono realizzati il ring con la nuova cattedrale di San Carlo Borromeo, il Museo del Presente con il Belvedere delle arti e delle scienze, le scale mobili per raggiungere il Centro storico, il nuovo istituto tecnico commerciale, il complesso parrocchiale di Linze. Furono inoltre recuperati i più importanti corsi d’acqua con la creazione di parchi fluviali al centro della città e restaurate quasi tutte le chiese di rilevanza storica, riqualificando interi quartieri come Roges “vecchia” e Quattromiglia.

 

Il monastero di Santa Chiara:
L’attuale struttura, posta in Via Raffaele De Bartolo, nel XVIII secolo era un edificio sacro con annesso Monastero dei Nobili intitolato a Santa Chiara che ospitò e formò culturalmente e spiritualmente diverse religiose della provincia. Venne fondato da Pompeo Madalone qm Federico nobile vivente morto il 17-11-1747 (Nr Domenico Mazza f. 105).
La costruzione degli edifici venne iniziata il 4-10-1729 come si evince dall’atto del Nr. Francesco Perri, mentre la fondazione del Monastero dei Nobili e Chiesa di Santa Chiara avvenne l’11-3-1746 (nr. Mazza f. 37-40), fu lo stesso Pompeo Madalone che istituì e dotò il monastero del patrimonio necessario, i lavori di completamento terminarono nel 1747.La sua nipote D. Anna M., figlia de R. D. Onofrio fu tra le prime professe del monastero. La casa del suo genero, R. D. Onofrio Pastore, posta nel luogo detto il Seggio, era un cenacolo di studi e di religiosità, nel quale si formarono spiritualmente i successivi storici Giuseppe Pastore e Giuseppe Vercillo, entrambi congiunti del R. D. Onofrio.
Nel Catasto Generale Onciario della Terra di Rende del 1743 nella particella al f. 525 risulta la seguente composizione familiare: Pompeo Madalone qu. Federico nobile vivente di anni 80 con la sua serva Tersa Lupo di Marano di anni 32, abita in casa del R. D. Onofrio Pastore suo genero nel luogo detto il Seggio senza pagarne cosa alcuna. Possiede terre in Arcavacata, S, Ianni, castagne a Gaudioso e Visciglino, e la casa alla Giudeca; esige inoltre numerosi censi. E’ tassato per once 726.20, su cu gravano un legato di messe, un censo alla Camera Marchesale, altro alla Commenda di S. Giovanni Gerosolimitano. La figlia, che fu moglie del sacerdote secolare D. Onofrio Pastore, aveva nome Eliadora (o Dianora) Madalone; la qual morì il 20-11-1729 di anni 36 in luogo detto il Seggio “in domu propria”e fu seppellita nella Parrocchiale. Dopo i vari sismi (1783-1824-1832-1835-1836-1854-1870-1887e1905) e rimaneggiamenti l’antico monastero venne riutilizzato a più scopi (carcere, pretura, civile abitazione), rimangono solo la parte ora adibita a privata abitazione mentre il luogo di culto, probabilmente perché troppo danneggiato, fu utilizzato in diversi modi tra cui ultimo quello di Cinema, il prestigioso Cinema Santa Chiara, tra i primissimi di tutta la Calabria e tra i primi d’Italia. La struttura monastica è posta lungo la via Raffaele De Bartolo (l’antica toponomastica identifica l’attuale via con il toponimo già Santa Chiara), posizionata su quelle che erano le antiche mura cinquecentesche fatte erigere da Hernando de Alarcon che circondano Rende e che vengono intervallate da “Porte”, ormai non più visibili ma che l’antica toponomastica ricorda. Il maestoso edificio posto su più piani presenta nella facciata principale i “barbacane” a testimonianza dell’imponenza della struttura e l’originale portale settecentesco a tutto sesto con chiave a protiride. Una scala tufacea porta ai piani superiori che affacciano su quello che doveva essere il piccolo chiostro dal quale si possono ancora notare le finestre delle celle di clausura, alcune ancora integre. ( Francesco Salerno)

 

 


Santuario Maria SS. di Costantinopoli

Rende, come molte città calabresi, è ricca di luoghi sacri dal grande fascino artistico e spirituale. Il Santuario Maria Santissima di Costantinopoli è stato edificato intorno al 1600, ma l’attuale configurazione risale al 1719. L’esterno ha una facciata a capanna, nella parte superiore è presente un finestrone a vetri colorati raffigurante la Vergine di Costantinopoli con il Bambino. Sul lato destro è la sagrestia, sormontata dal campanile. L’interno è a croce latina, ed è ricco di decorazioni che fanno da corona ad un altare in marmi policromi. All’altezza del transetto si può ammirare la cupola con la Madonna di Costantinopoli in Gloria, affrescata a tempera da Achille Capizzano. All’interno si trova una cappella dedicata a Maria Santissima di Costantinopoli, con la statua della Vergine e un’icona dipinta ad olio su rame, comunemente detta Macchietta. Il 15 maggio 1978, su decreto dell’Arcivescovo di Cosenza Mons. Enea Selis, la chiesa è stata elevata agli onori di Santuario. Di notevole pregio, sono i dipinti su tela e su tavola presenti nella Chiesa: nella cantoria troviamo ad opera di Cristoforo Santanna l’Allegoria della Madonna di Costantinopoli databile 1777. Il Santuario è provvisto di uno spazio musealizzato dove sono esposti paramenti sacri, utilizzati nei secoli passati per officiare la Santa Messa. Nel museo sono esposti inoltre diversi argenti di notevole pregio come Pissidi, Calici, Croci, Ostensori databili intorno al XVII/XVIII secolo. Adiacente al Villaggio Europa sorge la chiesa dedicata a San Carlo Borromeo. Le grandi dimensioni della struttura rendono visibile, anche da molto lontano, la particolare cupola semisferica, che raggiunge i 30 metri d’altezza. La struttura geometrica si concretizza in un effetto visivo di grande suggestione. L’ingresso aperto sulla facciata è provvisto di un portale superiore. All’interno sono poste 21 colonne e nell’aula possono trovare spazio oltre 500 persone con ampia libertà di movimento. Di notevole fattura le immagini del percorso di Gesù.

 

 

 

 


Convento di San Francesco d’Assisi

La chiesa di San Francesco d’Assisi e Santa Maria delle Grazie, con annesso convento, risale al 1500. Restaurata più volte, mantiene un aspetto barocco. La facciata esterna presenta una scalinata a semicerchio che consente di giungere nell’atrio del convento dove sono ancora presenti alcuni affreschi, anche se molto sbiaditi. All’interno della chiesa sono invece conservate opere di Cristoforo Santanna, Francesco De Mura ed altri pregevoli quadri di autore ignoto, nonché sculture in legno ed altre in marmo di notevole fattura.

 

 

 

Chiesa Madre

La chiesa matrice di Santa Maria Maggiore si trova alla fine del corso che la collega direttamente al Castello e fu costruita nel XII secolo. La chiesa è a croce latina con tre navate e sopra il portale principale vi è un rosone della stessa epoca. I terremoti e l’usura del tempo hanno costretto i restauratori a coprire le vecchie colonne con pilastri rettangolari che però non ne intaccano la bellezza. All’entrata sono visibili, scolpiti nella pietra, due fregi: un libro aperto, a destra; due chiavi incrociate, a sinistra. All’interno è possibile trovare inoltre molte opere d’arte, tra cui quadri di Cristoforo Santanna, Giuseppe Pascaletti e Giuseppe Grana, sculture in legno e marmo.

 

 

 

 


Chiesa di San Michele Arcangelo

La Chiesa del Ritiro è dedicata a San Michele Arcangelo e risale al periodo normanno. Restaurata più volte, della facciata originale rimane il portale con le due colonne ai lati. La pianta è a croce greca e su ciascun lato vi sono delle cappelle in stile barocco. Sotto i quattro archi che formano la cupola sono state poste quattro statue che raffigurano la Prudenza, la Fortezza, la Giustizia, la Temperanza. Numerosi quadri, alcuni dei quali di Pascaletti e di Santanna, abbelliscono la chiesa. Inoltre all’interno sono conservate sculture in legno e marmo, tra cui la statua lignea di San Giacomo, qui portata dalla chiesa dell’Assunta quando questa fu distrutta da un terremoto.

 

 

 

 
Museo civico di Rende

Nel centro storico di Rende, nell’antico Palazzo Zagarese, è allestito il Museo Civico cittadino, realizzato con la consulenza di R. Lombardi Satriani. I locali stessi sono degni di nota, trattandosi di un importante edificio della storia rendese. Oggi il Museo Civico di Rende è suddiviso in due sezioni, quella Folcloristica e quella Pittorica. L’area dedicata alla cultura popolare contiene circa tremila reperti distribuiti in nove sottosezioni tematiche allestite in altrettante sale: in esse sono ricostruiti i luoghi-simbolo della vita di un tempo, dalle stanze da letto ai laboratori tessili, dalle botteghe artigiane alle case dei pastori. Molti anche i documenti fotografici e testuali del mondo contadino oltre alla collezione di costumi tradizionali: una particolare attenzione è prestata alla cultura degli albanesi e dei grecanici di Calabria. La sezione dedicata all’arte moderna e contemporanea, intitolata al pittore rendese Achille Capizzano, raccoglie dipinti di vari artisti di grande nome. Una prima sottosezione è dedicata ad autori nativi dell’Italia Meridionale tra il Quattrocento e l’Ottocento, dove trovano posto artisti come Mattia Preti, Pascaletti e Santanna.

La seconda sottosezione ospita invece tele di pittori italiani contemporanei, da Carrà a De Chirico, da Sironi a Renato Guttuso. La costituzione di un Museo permanente dell´Otto e del Novecento, con particolare riguardo all´area calabrese e meridionale, è la naturale conseguenza degli interessi e dell´attività del Centro “A. Capizzano” che dopo sei anni di attività di mostre si avvia a dotarsi di raccolte stabili sui periodi e gli artisti degli ultimi duecento anni. La creazione di un archivio documentario (altre alle opere d´arte, con cataloghi, manifesti di mostre, foto, video, ecc) sui tanti autori e sugli avvenimenti che hanno segnato la storia dell´arte dal periodo romantico a quello attuale, colma una lacuna nelle istituzioni culturali che si occupano poco dell´arte moderna e contemporanea. Il Museo, sostenuto dalla Regione Calabria e dal Comune di Rende, è convenzionato con la Provincia di Cosenza e gode del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico della Calabria. 

 

 

 

 

 

 


Castello Normanno di Rende

Immediatamente sotto il castello, sull’antica piazza del Seggio, si erge la chiesa settecentesca di stile barocco del Rosario. Sulla facciata, interamente in pietra tagliata, risaltano quattro nicchie a conchiglia e gradevoli decorazioni che la rendono una delle chiese più belle del territorio. All’interno sono custoditi oggetti di grande valore, molti dei quali presenti nell’Inventario degli oggetti d’arte in Italia. Da ammirare, durante le festività natalizie, il presepe con statuette del 1700.

Il castello di Rende fu costruito nell’attuale sito nel 1095 per ordine di Boemondo d’Altavilla, che lo elesse come propria base prima di partire per la prima crociata nell’agosto del 1096. La realizzazione del maniero a Rende era l’inizio di un progetto più ampio ipotizzato anni prima da Roberto il Guiscardo, padre di Boemondo, che desiderava realizzare una linea difensiva nella valle del Crati con roccaforti a Bisignano, Montalto Uffugo, Rende e Cosenza. La particolare morfologia del colle dove fu eretto il “Gigante di Pietra” garantiva una postazione estremamente facile da difendere: i ripidi pendii, che si stagliano verso l’alto a formare un cuneo, garantirono una tale sicurezza che si ritenne superflua la realizzazione di un fossato e del ponte levatoio. Il castello fu invece fornito di piccole finestre e molte feritoie, dalle quali potevano essere usati archi e balestre; inoltre sotto il cortile esterno fu realizzata un’enorme cisterna per la raccolta dell’acqua piovana che garantiva un sicuro approvvigionamento durante gli assedi. Invalicabili mura di cinta, spesse alla base più di due metri, garantivano la protezione delle case, delle chiese, e delle altre strutture difensive, in particolare il castello con la torre centrale e altre due torri, poste ai lati. Le tre torri rappresentano lo stemma del comune, probabilmente la loro prima comparsa come gonfalone comunale avvenne nel 1222 per l’inaugurazione del duomo di Cosenza alla presenza di Federico. Tuttora nell’atrio del castello è possibile ammirare due stemmi araldici appartenenti a due delle famiglie succedutesi nella proprietà del castello: i Magdalone e gli Alarçon de Mendoza. Il castello, di proprietà del comune dal 1922, è oggi sede del Municipio. Di fronte, in alto, è visibile lo stemma comunale, con sotto l’iscrizione: Urbs celebris, quondam sedes regalis, Arintha – Celebre città, antica sede reale, Arintha.