Santuario Maria SS. di Costantinopoli

La tradlzione bizantina sopravvive a Rende nel culto di Maria SS. di Costantinopoli, volgarizzazione di “Odighitria”, così detta dal monastero di Odighio a Costantinopoli – ricordo del rito greco obliterato dai Normanni i quali vollero che tutte le chiese calabresi dipen
dessero da Roma 9 – alla quale è dedicata la chiesa omonima, elevata oggi a santuario. Tale culto è legato in modo particolare ad un dipinto su rame che raffigura una Madonna in posa frontale del tutto diversa da quella della consueta iconografia mariana ma tuttavia molto bella e piena di grazia, oltre che in atteggiamento di un’ accentuata compostezza, che viene comunemente indicato col termine “macchietta” “‘. La sacra immagine è per tradizione antica rltenuta “acheroptta” “. ossia “non fatta da mano (umana)”. 

 Il termine deriva propriamente da “macchia” ed è adoperato dalla critica d’arte per designare uno schizzo, un piccolo abbozzo tecnicamente impreciso posto in essere da un artista allo scopo di fissare un’idea, una creazione immediata ed improvvisa della fantasia nonché per esprimere un’emozione d’arte, cui eventualmente attingere nel corso di successive creazioni pittoriche. 

 Il vocabolo viene usato tuttora per indicare un’immagine sacra – per lo più della Vergine o del Cristo – di provenienza soprannaturale. Di dipinti siffatti se ne ebbero non pochi nel corso delle epoche storiche successive ali secolo dell’era attuale, ma nel Medioevo e nei secoli che seguirono furono addirittura numerosìssimi, e per molti di essi nacque la credenza che la esecuzione fosse nientemeno opera di San Luca; e non a caso, in quanto l’autore del terzo Vangelo canonico è ritenuto dalla tradizione bizantina il pittore e il ritrattista della Vergine. 

 

Un’ antica memoria vuole che la bella chiesa sia stata edlfìcata attorno al 1600 sulle rovine di una remota cappella diruta ed abbandonata, posta a ridosso delle vecchie mura di precisione civica; è comunque certo che la costruzione del sacro edificio, così come si mostra attualmente, risale all’ anno 1719 ed è ascritta al lavoro di artieri locali, tra cui Francesco Belmonte e Raffaele De Bartolo, i quali profusero il loro fervore creativo sposato ad una indiscussa preparazione tecnica in tutte le chiese del centro cittadino. Nel 1750, il sacro edificio fu ancora ampliato e reso più bello, mediante l’esecuzione di lavori di ornamentazione che servirono a meglio qualificarlo e a definirlo nel suo complesso. L’esterno del tempio si mostra nel presente con una FACCIATA a capanna di lineare semplicità, appena interrotta da un bel portale litico di buona fattura, con piedritti profilati da cornici sovrapposte e serraglia intagliata; nella parte superiore risalta un vuoto finestrato con stipiti modanati, sormontato da un timpano di coronamento triangolare delimitato da un’ampia cornice perimetrale. Incorporato alla fabbrica, sul lato destro di chi guarda, s’innalza una liscia costruzione muraria che, nella parte inferiore, delimita il vasto locale adibito a sagrestia e, in quella alta, termina con un muro a vela traforato da due archicelli entro cui hanno trovato posto le campane, concluso da una struttura curvilinea affiancata da due elementi sferici ornamentali.  

 

 

 

La denominazione di “santuario” potrebbe far immaginare una struttura imponente: in tal caso si potrebbe rimanere delusi, in quanto la Chiesa è piuttosto scarna se vista dall’esterno. Il valore culturale e sociale di questo santuario è invece considerevole. Si narra, infatti, che a metà Seicento Rende sia stata colpita da un’epidemia di peste che mieté numerose vittime e che, solo qualche anno dopo, un’infestazione di voraci parassiti abbia messo in ginocchio la già fragile economia del borgo: i rendesi acquistarono così la statua della Madonna di Costantinopoli venerata a San Fili la quale, secondo la tradizione, concesse alla popolazione la propria divina protezione. I rendesi, riconoscenti, difesero e ricostruirono la chiesa ogniqualvolta si rese necessario e ne fecero il proprio santuario. All’interno troverete perciò numerosissime opere d’arte degne di nota relative ai secoli XVIII, XIX e XX. Il pittore rendese settecentesco Cristoforo Santanna è autore, tra le altre opere, della “Madonna col Bambino” della cantoria, dell’affresco “Maria Bambina sulle braccia di Sant’Anna” e dell’icona dell’“Immacolata” sull’Altare Maggiore. A suo figlio Giuseppe si deve invece il “Martirio di San Sebastiano”, in cui probabilmente l’autore ha dato al Santo i propri connotati. L’affresco della cupola è opera di Achille Capizzano, altro importante pittore rendese di cui sono conservate anche altri dipinti. Nella ricca galleria d’arte rappresentata dal Santuario della Madonna di Costantinopoli di Rende e dei locali attigui trovano posto anche pregevoli lavori del De Dominicis, del Greco e del Fiore.

L’interno, a croce latina e ad un’unica navata, è ricco di stucchi lustri e di decorazioni policrome e presenta sul fondo un bell’ ALTARE in marmi di diverso colore ottimamente intagliati, lavoro di tipo napoletano barocco di maestranze del luogo, che lo portarono a termine nel 1775. All’altezza del transetto si elèva una bella CUPOLA ernisferica di m 5 di diametro, con la volta affrescata a tempera da Achille Capizzano (a. 1949) con una movimentata composizione di straordinaria efficacia coloristica e dal segno intensamente espressivo, raffigurante la MADONNA DI COSTANTINOPOLI IN GLORIA. 

La variegatura dei marmi, le stupende decorazioni pittoriche, la bellezza dei dipinti accostati alle pareti, gli stucchi dorati e lucidi, la ricchezza dell’ altare e l’eleganza della cupola affrescata conferiscono all’insieme una composta sontuosità che affascina. 

Fonte:

G. Giraldi – Le Chiese di Rende

 

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